Sciogliere i nodi. Verso la guarigione.

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Perché è così importante scrivere ai nodi? Cosa serve fare questo cammino per noi? La scrittura terapeutica, come già sai, la definisco spesso la scrittura dei nodi e non potrebbe essere diversamente. Le nostre esistenze sono legate strettamente a diversi intrecci che tocca a noi sbrogliare se desideriamo proseguire il nostro viaggio con maggior vigore e risolutezza. Imparare a sciogliere nodi è la più fruttuosa occasione che incontriamo nella vita. I nodi sono tutte quelle asperità non dette, sono le inconciliabilità a cui abbiamo aderito senza mai sentirci protagonisti della nostra vita, di un miglioramento possibile, di un produttivo cambiamento. I nodi sono impedimenti che non ci permettono di raggiungere vette elevate e noi stiamo sempre lì, seduti, o in ordine sparso, guardando a quei nodi come a potenzialità negative da cui diventa impossibile staccarci. 

Il nodo rappresenta la vita perché quante volte ci siamo ritrovati a testa bassa, riflessivi e nostalgici perché qualcosa è venuto a mancare, perché ci siamo persi nell’ignavia dei giorni senza cercare uno spunto di riconciliazione, ammenda alle nostre intemperie. 

Quante volte ci è capitato di non saper dire al momento giusto e di ritornare nel tempo a quell’insoluto che è rimasto in noi come zavorra, come scomposto atto mancante? Immense le occasioni perse in cui si poteva tentare di farsi capire, di chiedere un riconoscimento, di disattese riconciliazioni. Tendenzialmente il confronto fa paura; scoprire le carte assumendo il nostro carattere per intero, la nostra individualità, spesso si preannuncia atto impossibile, faticoso oggetto da manipolare. Ma la Cura non è legata proprio a quel processo che ci vede protagonisti attivi per un chiarimento vicendevole costruttivo? Spesso rinunciamo perché temiamo lo sconcerto di chi ci ascolta, la noncuranza di chi stimiamo, la trascuratezza da parte di chi desideriamo sentire complice, solidale al nostro modo di sentire. Le prime avvisaglie di contrasto ci mettono in fuga e preferiamo tacere al confronto, ad un conflitto aperto, perché nell’apertura crediamo di poter stare peggio, di toccare un fondo da cui è impossibile risalire. 

Questa resistenza forgia nel tempo il nostro carattere rendendoci complici di un silenzio assordante quando proprio il nostro desiderio vorrebbe portarci altrove, alla schiettezza, al prendersi cura di sé imparando ad usare le parole in modo corretto senza fare e farsi del male. Spesso delusi da chi abbiamo accanto releghiamo i nostri pensieri in un angolo della mente sentendoci poco capiti, traditi. 

Quella centralità che fa tanto bene al nostro cuore va sempre più in sordina, deviata da un bene comune illusorio perché ci è stato insegnato così: mai avanzare nel confronto dialettico anche sonoro perché andiamo a scoprire parti di noi e del nostro interlocutore imbarazzanti, andiamo incontro ad elementi di frattura rischiando di decomporre quella immagine di persona che in tanto tempo abbiamo costruito. Scoprire l’ombra di noi e del nostro vicino è cosa che destabilizza, poco apprezzata. Ma in verità tutti noi siamo luce e ombra, siamo persone in cui convivono queste due facce della vita che vanno entrambe rispettate e visualizzate. Più siamo trasparenti del nostro più facilmente riusciamo a scollarci da quella diversità che tendiamo a negare perché non consona alle nostre aspettative, alle nostre richieste. 

La centralità è parametro essenziale in questa ricerca del sé e i nodi non devono mai mancare perché stare nel mondo e riappropriarsi dei nodi significa già avanzare, superare e cambiare. 

Il nodo ha bisogno di una sua rappresentazione mentale per essere trasformato in forza, in conoscenza. E la scrittura, come avrai modo di sperimentare, diviene strumento ottimale per entrare in quel nodo, nel tuo rancore, nel senso di colpa che non deve essere da te emulato ma circoscritto nel pensiero per trasformarlo in capacità evolutiva e ampliamento mentale. 

La scrittura sa sempre entrare nei nodi se le dai fiducia perché sa condurti sempre più a fondo di quelle che reputiamo essere solo insolvenze ma sono possibilità di crescita, avanzamento per creazione di senso. 

Meglio è lavorare sulle lacune, sulle storture, sui dettagli…così si cresce, si migliora, si esplora, si rilegge, si sperimenta, si affina sguardo e tecnica.

Ed oggi caro amico, cara amica,  di quale tuo nodo mi parli? Come ti vedi in quel nodo. Desideri farmi partecipe? e scrivere una lettera a quel nodo a cui dare immagine prediletta…

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Sonia Scarpante
Marinella Scarpante, Sonia, è un architetto milanese con la vocazione per la scrittura. Dopo una malattia oncologica ha pubblicato il libro Lettere ad un interlocutore reale. Il mio senso, a cui hanno fatto seguito diverse prestigiose pubblicazioni. Presidente de La cura di sé collabora con numerose riviste e associazioni. Scrittrice prolifica, è una delle maggiori esponenti nazionali della scrittura curativa, attraverso i suoi master e corsi insegna il metodo Scarpante della cura di sé attraverso la narrazione. Ha pubblicato anche su riviste scientifiche all’estero e fra queste si annovera la prestigiosa e autorevole rivista americana“ Academia”.
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