Quando scrivere scioglie i nodi

Tempo di lettura: 5 minuti

Recensione di Serena Savarelli di  “I NODI DI MAURA”  di Sonia Scarpante

Obiettivo di riflessione:
Quante possibilità abbiamo di conoscere noi stessi, cominciando con la lettura interiore?

Dopo un percorso, consapevole e faticoso, nei meandri di sé stessi, i nodi tornano visibili. 

La scrittura, che narra il Sé, spalanca l’inimmaginabile.

Sono davanti al portatile acceso. La pagina word è ancora bianca, il respiro si fa profondo e i battiti del cuore accelerano. Sono tutte sensazioni ormai a me familiari, le stesse che provo quando tengo una penna in mano e tocco i fogli di carta ingialliti. All’improvviso, tutto prende forma. I pensieri fluiscono da soli e si fanno parole da imprimere, le emozioni diventano lettere che si susseguono e io mi libero di me, per fare spazio a una lenta e dettagliata metamorfosi interiore.

La scrittura è lo strumento che permette di condividere emozioni, disappunti e quando qualcuno racconta la propria storia, regala un pezzo di anima.

Questo sto imparando a fare da qualche mese: liberare me stessa da vincoli e condizionamenti, sciogliere i nodi, per troppo tempo rimasti stretti e svincolarmi dalle briglie di un tempo, attraverso lo strumento della scrittura. 

La scrittura è come una brava ostetrica che, grazie all’arte maieutica, permette a sé stessi, attraverso l’azione di scrivere, e agli altri, che possono leggere o ascoltare,  di partorirsi e rinascere in una nuova consapevolezza. 

Mi sono accinta a scrivere lettere importanti, dopo aver concluso la lettura dell’ultimo libro che ha scritto Sonia Scarpante: I nodi di Maura.

Durante i nostri incontri, più volte Sonia ha citato Maura, ma ho avuto bisogno di questa lettura, per conoscerla davvero. 

Tutte le persone hanno una storia da raccontare e tutti possono ricevere l’opportunità di ascoltare per ricevere nuove prospettive con le quali assaporare la vita.

Il racconto di vita è qualcosa di essenziale e prezioso che permette all’altro di arricchirsi e cambiare. Il confronto comunica quanto di più vero ed essenziale c’è in ogni esistenza umana. 

Sonia lo spiega molto bene:

«Scrivo con la certezza che le testimonianze siano il vero contenitore a cui possiamo attingere per educarci, per crescere in saggezza e capacità individuali. Le testimonianze permettono quell’ascensione verso la luce perché l’esperienza individuale è sempre elemento fondante per discernere ciò che è bene da ciò che, invece, è eccessivo. La testimonianza è quella giusta misura che permette di bilanciare una vita verso il bello o la malvagità.»

 “I nodi di Maura”, grazie alla voce di Sonia, insegnano tutto questo e lasciano il lettore ammaliato, mentre nuovi pensieri embrionali lo cullano tra ciò che è la sua vita e quello che potrebbe diventare.

«Poi la sofferenza, il dolore di chi abbiamo vicino a noi diviene la tela su cui costruire una conoscenza più profonda. La sofferenza, nel racconto di vita, può divenire catarsi, invito alla introspezione autentica.»

La scrittura del sé non è mai superficiale. È un percorso che scava e ricerca, scandaglia e riporta alla luce.

Sonia ha conosciuto Maura mentre era seduta con altre sette donne su piccoli cuscini in una stanzetta, con lo scopo di raccontare, in modo reciproco, il loro percorso di malattia.

Io ho conosciuto Maura nell’aia che circondava la casa dove viveva, nel luogo dove brulicava la vita, piena e animata, di tutti; lentamente, ho seguito il suo cammino, assaporando le sue emozioni e quelle di Sonia, mentre una danza perfetta le intrecciava mescolandole in un nuovo colore, quello dell’amicizia.

Chi ascolta diventa depositario di ricordi celati per troppo tempo, ma, contemporaneamente, portavoce dell’essenziale. Chi riceve dà a sua volta e così via, in un perpetuo reciproco scambio che genera miracoli. 

Sonia ne è consapevole, Maura ha bisogno di tempo. Il tempo è un’incognita che non ammette compromessi, mentre il dolore è sempre pronto a venire fuori in qualsiasi momento.

Ciò che più l’uomo disconosce è il potere innato del dolore. La sofferenza sconquassa e rimodula, come l’arte, alla fine, ha bisogno di esprimersi e generare altro. Maura lo confida perfettamente a Sonia:

«Se dovessi riuscire a superare la malattia, mi piacerebbe un giorno, Sonia, fare qualcosa per le donne che hanno subito violenza. Vorrei tentare di aiutare, in un centro che si occupa di questi dolori, quelle donne costrette ad abortire e che non hanno trovato più pace. Vorrei portare loro la mia esperienza per incoraggiarle, in parte, a superare il loro dolore.»

La paura, spesso, impedisce alla persona di scavalcare i timori. Le parole mai dette tracciano limiti difficilmente superabili. 

Maura fa fatica a oltrepassare i suoi dolori e si nasconde con l’illusione di proteggere sé stessa. Sonia, invece, le regala un esempio diverso, facendole conoscere il coraggio di mettersi in gioco, consapevole che ogni persona ha bisogno del suo tempo per ricostruirsi e lasciarsi pungere dalle spine di questa rinascita.

«Chi ero io per dirti cosa era giusto o sbagliato? E cosa era meglio fare’ E io forse lo sapevo? So che a volte avrei voluto misurare la tua determinazione, la tua fiducia verso un futuro, la caparbietà a non cedere. Ma assaporavo, invece, quello sconforto intimo, quella densa precarietà a cui mi era impossibile dare qualsiasi risposta esauriente, perché quello era il tuo tempo, quelle erano le tue scelte, e non volevo usarti violenza in alcun modo, perché forse premere, affinché tu fossi diversa, non era giusto.»

La storia di Maura dimostra che i viaggi interiori aprono varchi inimmaginabili. 

Il percorso di scrittura del sé insegna ad accettare con benevolenza e assenza di giudizio, a dare e ricevere fiducia, nonostante le storie diverse che si condividono. Ecco, l’essenza e la ricchezza di questo percorso rigenerativo che porta ad amarsi e a non dimenticare chi siamo realmente e come vogliamo realizzare la propria vita. 

Il nostro “dentro” è un ricettacolo di segreti, che se sviscerati, rivelano la parte più autentica e vera di noi stessi.

«Che dirti, amica mia, se non che la malattia mi ha insegnato proprio questo: che bisogna imparare ad assecondare le spinte dell’anima, che è importante assecondare le proprie posizioni, spalleggiando i sogni, confortandoci nei desideri che vogliamo realizzare.»

Il dolore non si dimentica mai, ma il perdono lenisce il bruciore.

L’incontro tra Sonia e Maura lascia il lettore fermo, per qualche minuto, all’ultima pagina. Anche lui si è dissetato tra le loro emozioni e ha percepito il cambiamento di Maura; il nuovo equilibrio gli sembra tangibile. Il lettore chiude il libro e ha la sensazione che si può dire senza paura. Per Sonia ci sono  “dodici scalini per chi vive la sua lotta”.

Non esiste verità più autentica che questa: prendersi cura dell’altro significa anche entrare nella biografia dell’altro per farne un sostegno di vita. 

Oggi quel lettore sono io, domani un altro e la storia di Maura raggiungerà tutti coloro che hanno bisogno di conoscere sé stessi e il senso della vita.

A me la vita ha fatto incontrare Sonia e il suo metodo che, per me, è strumento di vita. La scrittura mi svela la vita e io mi lascio guidare da ciò che essa svela di me e degli altri.

SINOSSI

Sono diversi modi in cui creiamo legami: ci sono gli intrecci liberi, gli affetti vitali che in questa narrazione si impongono come l’emblema di una profonda amicizia, quella tra Maura e Sonia. E poi ci sono i nodi che stringono, i vincoli non voluti che soffocano il corpo e il pensiero, creando ingorghi di dolore. Sono la violenza subita, il senso di esclusione, la colpa, il cancro, le occasioni perdute. Sonia Scarpante non ha paura dei nodi e insegna attraverso la scrittura a scioglierli. Lo ha insegnato anche a Maura attraverso la scrittura curativa e ora, dopo la sua morte, si fa sua voce e parola, offrendo al lettore la storia di Maura come un dono prezioso a cui dare ascolto.

Dettagli del libro
Titolo: I nodi di Maura
Editore: Edizioni Odòn, Milano, giugno 2021
Lingua: italiano
Pagine: 111

Condividi articolo
Default image
Serena Savarelli
Serena Savarelli nasce ad Arezzo il 26 luglio 1979, laureata in Ostetricia, vive a Castiglion Fiorentino con il marito e i figli, biologici e adottivi. Serena lavora come ostetrica di comunità nel consultorio familiare del suo paese La scrittura è la sua passione fin da piccola nella quale continua a formarsi, reputandolo un importante strumento nella cura di sé. Il Master in Scrittura Terapeutica è stato fondamentale per la sua crescita interiore. Inizia a pubblicare per MonteCovello Editore nel 2017 vari racconti e poesie e il suo primo romanzo La vita in una matrioska. Con Pav Edizioni continua a pubblicare racconti in antologie della collana Pav per il sociale, condividendo così tematiche importanti come la cura di sé, la diversità in tutte le sue forme, la violenza sulle donne e maternità e disabilità. Sempre con la stessa casa editrice è in procinto di pubblicare il suo secondo romanzo. Serena Savarelli è impegnata da molti anni nella tutela dei diritti dei minori special needs, collaborando con le associazioni di volontariato Voci diverse e M’ama dalla parte dei bambini, attive nel territorio italiano. Entrambe le associazioni promuovono la realizzazione di una rete di sostegno tra le famiglie che vivono la disabilità del proprio figlio, in un contesto d’inclusione e di accoglienza per il benessere globale della persona. Pubblica nel 2022 il romanzo “ Dove il sole si ferma” Pav edizioni , scritto con la sorella Giulia
Articoli: 14

Lascia un commento